Giovani Senza Frontiere è una palestra di confronto sul tema dell’inclusione.
In questo post, frutto del confronto avuto in occasione del 3° incontro di GSF, vi raccontiamo l’esperienza i Joel rispetto al tema dell’inclusione.

Joel è un ragazzo francese che studia in Italia ormai da qualche anno.
Ha deciso di iscriversi al Politecnico di Torino per frequentare il corso di Laurea in Ingegneria Gestionale. Parla di questa sua scelta senza grandi rimpianti, ma al ricordo dei primi mesi passati presso l’ateneo di Corso Duca degli Abruzzi, la sua voce tradisce la fatica di chi ha dovuto fare i conti con delle barriere di natura linguistica e sociale.

“I primi due anni sono stati molto duri”… “la lingua ha costituito uno dei principali ostacoli alla socializzazione e all’integrazione qui a Torino”.

Probabilmente non era a conoscenza del fatto che l’Italia, insieme a Francia, Germania e Spagna, è tra i paesi che eroga la maggior parte dei corsi universitari nella lingua ufficiale. Questo dato è in antitesi con altri paesi europei, dove più dell’85% delle lezioni sono tenute in Inglese. Per mitigare questa scelta sono previsti dei corsi di lingua, anche se solo il 43% degli studenti afferma di averne seguiti gratuitamente, a fronte di un 14% che sostiene di aver seguito un corso di lingua a pagamento e di un 43% che sostiene di non averne seguiti affatto.

Sono le informazioni riportate nella ESNSurvey 2014: International Experience and Language Learning, realizzata da Erasmus Student Network, organizzazione no-profit internazionale che si occupa di fornire attività e servizi agli studenti internazionali.

L’esperienza raccontata da Joel è comune a quella di tanti studenti stranieri che decidono di studiare all’estero. Oltre ai corsi di lingua, le istituzioni accademiche e le associazioni studentesche offrono occasioni per favorire l’incontro e la socializzazione degli studenti. Tuttavia che siano visite guidate, tandem linguistici, feste universitarie, questi eventi scontano un’eccessiva formalità che rema contro il fine per cui sono pensate.

La socializzazione tra studenti stranieri e persone del posto è prevalentemente delegata all’organizzazione di eventi che risultano essere poco inclusivi a partire dal nome (Erasmus Party). Com’è possibile raggiungere un livello di integrazione con la comunità locale, e quindi con la sua cultura, le sue problematiche e contraddizioni, se ci si limita a proporre agli studenti stranieri momenti di incontro occasionali e perlopiù ludici?

Sorprende che le istituzioni accademiche e le associazioni studentesche non abbiano pensato a delle opportunità di incontro più strutturate e continuative. Occasioni capaci di creare una relazione più intima tra gli studenti stranieri e le comunità di appartenenza dei loro corrispettivi locali.

L’esperienza di Joel sembra confermare questa proposizione quando, con voce serena, ricorda il supporto avuto da un docente del suo corso. I primi mesi erano stati i più duri. Le poche espressioni che conosceva in italiano rendevano ardua l’impresa di interagire con i compagni di corso.

Joel non è il solo ad aver maturato questo sentimento. Secondo la ESNsurvey2016: The International-Friendliness of Universities, il 40% dei 24,532 studenti stranieri intervistati afferma di avere la percezione che gli studenti locali non siano interessati a interagire con loro. A questa informazione fa da complemento quella secondo cui il 23% degli intervistati ritiene il diverso stile di vita un’altra barriera all’integrazione.

Il punto di svolta per Joel è arrivato grazie al docente che lo ha messo in contatto con un’associazione dove ha potuto seguire un corso di lingua gratuito. Non solo è riuscito a migliorare la sua conoscenza dell’italiano, ma l’esperienza fatta presso l’associazione gli ha permesso di conoscere persone del luogo in situazioni informali e più strutturate.

Da ciò nasce quella che potrebbe essere un’intuizione che le istituzioni accademiche dovrebbero assecondare e sviluppare: creare una rete fatta di associazioni studentesche, realtà del terzo settore ed enti locali capaci di favorire una migliore integrazione degli studenti stranieri attraverso attività culturali e sociali meno “embedded”.

SocialErasmus+” e “Social Impact Experiences”

Tra le iniziative che sembrano aver colto questa opportunità se ne registrano due particolarmente significative e interessanti.

La prima è di ESN.
“Integrare meglio lo studente che svolge uno scambio internazionale nella società locale organizzando opportunità di volontariato per assicurare uno scambio di valori tra gli studenti internazionali e la comunità locale”. È tra gli obiettivi principali di SocialErasmus+, progetto lanciato da ESN che nell’anno accademico 2018/19 ha visto la partecipazione di 1.524 studenti internazionali che hanno fatto visita nelle scuole coinvolgendo circa 10.442 studenti delle scuole di ogni ordine e grado.

Altra iniziativa simile proviene dal mondo profit attraverso le “Social Impact Experiences” di Air B&B. Esperienze che “consentono agli host di collaborare con le organizzazioni non profit per creare delle interazioni a supporto di cause locali e globali.”, si legge sul sito dell’azienda americana leader negli affitti di abitazioni di privati a turisti e viaggiatori.

Questi due esempi, pur se provenienti da soggetti differenti per fini, indicano la strada di quello che dovrebbe essere un diverso modo di promuovere l’integrazione tra cittadini stranieri e le comunità ospitanti. Per quanto concerne gli studenti stranieri rappresenterebbe un’esperienza abilitante di un’integrazione meno settaria e formale, in grado di far uscire lo studente dalla bolla di feste ed eventi creati su misura.

Gli atenei per rendere questo tipo di iniziative durature e continuative dovrebbero siglare degli accordi di collaborazione con le realtà no profit del territorio. Per gli studenti come Joel sarebbe un’occasione per essere parte attiva della comunità ospitante, con la conseguenza di realizzare una migliore integrazione culturale e alleviare il senso di isolamento provato nei primi mesi di un’esperienza destinata a lasciare il segno.

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